La fucina delle idee
Posted on | ottobre 18, 2011 | 9 Comments
La fucina delle idee mi chiamava la mia mamma.
Aveva ragione, ero sempre a lambiccare ipotesi e pensare a progetti che poi, per pigrizia o subentrando ancora altre idee, lasciavo a metà.
La mia infanzia è costellata di ricordi di copertine per la bambola lasciate a metà, disegni mai finiti, un totem abbandonato in giardino fino a essere un ceppo buono solo per il camino e via dicendo.
Adesso il ricordo di me come ero mi infastidiscce, per questo ogni idea devo portarla fino in fondo,imponendomi di svilupparle.
Non mi è così facile, ancora adesso mentre sto facendo qualcosa ne devo iniziare contemporaneamente altre due…
Indubbiamente questa grande potere del fare, mi piace e mi affascina, quante donne creative che seguo anche sul web! E quante, ne ho conosciute fra la cerchia deglia amici!
Ci riproponiamo come moderni artigiani non di paccotiglia da vendere ai turisti, ma come ideatori di design personali e spesso assolutamente home made!
Quel che cerco adesso è di sfruttare la mia capacità di illustratrice.
Ho imparato a cucire con molta pazienza, e ora sarò in grado di auto produrmi il mio personale design, iniziando da questo utilissimo elemento:
la mia stoffa con i mie disegni!!!!!!


La fucina delle idee called me my mom.
She was right, I was always to makeing hypotheses and then thinking for some projects.
My childhood memories are full of: covers for the doll in the middle left, unfinished drawings, a totem left up in the garden to be a strain only good for the fireplace and so on!
Now,I force myself to keep me firm in my ideas and develop them.
What I seek now is to use my skills of illustrator.
I learned to sew with a lot of patience, and now I will be able to self produce my own designs, starting with this very useful feature:
My fabric with my drawings!!!
Il tic tac dell’orologio
Posted on | ottobre 13, 2011 | 2 Comments
F. ha una sveglia personale sul comodino che suona alla mattina per andare a scuola.
In cucina invece abbiamo un orologio che segnala l’ora imitando il canto di un uccello.
Alle tre è la cincia, alle quattro il picchio..etc..
Molto educativo, ora nessuno ci batte nelle nostre gite ai parchi e in campagna, riconosciamo ogni specie!
Poi è arrivato anche l’orologio a cucù, perchè, povera me, ho raccontato ai mie tre una storia della mia infanzia, con una vecchia zia che mi dava le caramelle di zucchero e mi chiamava alle cinque per vedere l’uccellino del cucù uscire dalla casetta…
Li ha incuriositi e hanno voluto anche loro il cucù.
Insomma siamo allertanti allo scattare di ogni ora, senza contare gli orologi del computer telefoni video etc.
Quasi tutti sono digitali e nessuno a carica, e in tutto ciò,
non mi sono mai posta il problema di insegnare ai piccolini a leggere l’ora, voi sì?
L’ora non con i numeri scritti è capace anche A. di leggerla, anche se, non ne comprende comunque il significato, perchè si confonde nella scansione del tempo:
“Quando è domenica?
“Questa è la cena del giorno o della sera?”
“Ieri quando ero piccolo…”
Frenata dai più piccini non mi sono accorta che F. al contraio aveva bisogno di qualche spiegazione in più.
Le abbiamo insegnato a contare i minuti e le ore, ma ancora si confonde… come il fratello.
Ricordo che quando erano ancora più piccoli, gli avevo comprato una clessidra.
Loro la guardavano imbambolati ogni volta che la giravo e chiedevo loro di aspettare.
Nel tempo necessario alla polvere per scendere, loro rimanevano fermi e io potevo mettere le scarpe.
La clessidra naturalmente si è rotta dopo poco.. e loro rimangono in questa assenza totale di tempo vivendo sempre al presente, lo fanno solo i miei?
Forse non avranno bisogno di tante spiegazioni perchè avranno sempre un allarme o un computer o un telefonino che calcola e avverte.
Così per insegnargli a leggere l’orologio avrò perso solo tempo…
Lavoro da casa
Posted on | ottobre 7, 2011 | 6 Comments

A proposito di lavoro, vorrei dire la mia visto che molti in questi giorni azzardano a dire che lavorare da casa è divertente ed è la soluzione alla maternità e al lavoro.
Per tutti questi anni ho lavorato fra le mura domestiche invadendo ogni istante della mia vita con il tempo dedicato al lavoro e posso dire che non è affatto facile ma semmai frustante.
Professionalmente devo mantenere un alto profilo e nello stesso tempo devo essere sempre presente come cardine per la famiglia e tutto questo è distruttivo!
Invidio chi la mattina si mette i tacchi e corre i ufficio, devo continuamente giustificare il fatto che andare a lavorare signifia anche tornare a casa.
Ma la più grande fregatura è sentire i tuoi figli che dicono:
“Mamma da grande anche io voglio fare l’artista, così starò a casa e non lavorerò″
Perchè non ci sono illusioni, chi lavora e lavora seriamente non ha tempo, non ha attenzioni per i figli che girellano per il salotto e giocano.
Quei figli si arrampicano sulla scrivania, rovistano fra i documenti del lavoro, tagliano con la taglierina sulla tavoletta della penna wacom, accendono e spengono lo scanner fino a fonderlo.
Poi urlano se qualcuno chiama al telefono, chiedono il ciuccio scomparso, la merenda, devono fare pipì li devi cambiare, desiderano la tua attenzione e dubito, perchè l’ho vissuto e so di cosa parlo, che qualcuno possa rimanere sano di mente dopo aver passato 8 ore, il minimo per lavorare, sano di mente.
Ops! Dimenticavo il ringraziamento a Steve Jobs era dovuto visto che lavoro anche grazie alla sua Apple!














