Chiara Nocentini

la mia vita è disegnare… quindi disegno la mia vita

Facciamo una foto “vintage”?

Cosa guardate quando siete su internet, su quali siti vi soffermate di più, cosa cercate di interessante da leggere o da guardare?
Ho vari siti che consulto quotidianamente, in genere seguo siti o blog di gente “curiosa” che sappiano ispirarmi e spronarmi nei miei altrettanti progetti fantasiosi e articolati che mi diano la forza di crederci e di potermi così illudere di realizzarli.
Una di questi è Hula seventy
Anche Su “Vivere semplice” Sabrina qualche tempo fa si chiedeva come fare delle foto con effetto vintage, riprendo qui l’argomento.
Non ho un telefonino ad alta teconologia che faccia belle foto né macchine fotografiche che richiedano ampia esperienza nel settore, però sono molto curiosa e guardo alle cose attraverso il mio gusto grafico.
Trovo interessante una macchinetta di brutta plastica che dà alle foto degli strani effetti, perchè lascia trapelare la luce attraverso la sua scatoletta, meglio detto corpo macchina, applicando così degli effetti, alle foto, assolutamente ingestibili, autonomi direi!
Altro aspetto ineressante é che il risultato, non si può chiamare foto!
Quanto se volete un’ impressione, come un’ illustrazione fuggita dalla mente e impressionata dal sole sulla pellicola.
Non sembrano reali sembra di più un’interpretazione del reale.
Ho deciso che mi piace, questa macchinetta ribelle e anarchica a tutte le leggi della fotografia.




Selvaggi!

Qui si tratta di sopravvivenza,
prima o poi dovranno accettare un’evoluzione dall’essere piccoli selvaggi della giungla, e accettare delle semplici basiche forme di educazione.
“Non mangiare gli spaghetti direttamente dal piatto, esiste la forchetta! No, neppure con le mani!”
“Pulisciti le mani e la bocca col tovagliolo e non con la maglietta! No, neppure con la tovaglia!”
“Non sminuzzare il pane sul tappeto, e non mangiare da terra le briciole!”
“Non lavare le mani nel bicchiere!”
Sono solo alcuni dei mie numerosi rimproveri a tavola, perchè da noi la cena è una battaglia….

Caro, Emilio…


Lui è Emilio Morosini, insomma … lo immagino così…
Di lui so che è stato un’eroe italiano, morto a 19 anni a Porta Portese a Roma , dove nel 1849 combatteva contro i francesi per l’indipendenza.
Fu abbandonato dai compagni steso su una barella e ferito, perchè circondati dai nemici, il poveretto si alzò e si difese, anche se non aveva speranza.
A lui è dedicata la scuola elementare della mia bambina.
Una scuola pubblica, con i problemi della scuola italiana di questo momento, che si porta dietro una fama orribile affibbiatole dai genitori con la puzza sotto al naso, che le preferiscono la scuola del centro.
I motivi sono molti, ma nonostante le più disparate scuse, la verità è la discriminazione.
Noi in questa scuola abbiamo trovato, per nostra esperienza, insegnanti bravi e di ruolo, con molta esperienza alle spalle, amici e amiche su cui contare, un comitato genitori agguerrito e capace, e varie iniziative che richiedono il sostegno di noi genitori, a cui non mi sono sottratta e ho aderito. Felice di potermi impegnare!
Forse qualcuno di voi ha saputo dell’allarme aminato che ha fatto preoccupare molti di noi quest’estate, allarme per altro finito, visto che si sono avviati i lavori per risanare la scuola e oggi i bambini inauguravano le classi risistemate!
Non posso nascondere che la scuola avrà bisogno nei prossimi anni di altri lavori, speriamo quanto prima, in particolare il tetto, datato come l’Emilio agli inizi del secolo scorso…
Il mio entusiasmo nasce da cosa?
Dal fatto che l’anno scorso F. era iscritta in una scuola gestita dalle suore, di cui l’unico insegnamento è stato “la raccomandazione” e “la corruzione”.
Isolata dai compagni di classe, F. si ritrovava a giocare all’intervallo da sola, una bambina si sfogava dandole pugni nello stomaco ogni volta che provava a parlare con qualcuno, e questo ha fatto sì che la convincesse a non parlare più.
lei si ricorda in particolare di un giorno i cui aveva disegnato un biglietto con i cuoricini per una bambina e che dandoglielo per invitarla a casa a giocare con lei, questa glielo abbia strappato sotto i suoi occhi.
Io come mamma mi ricordo degli sguardi cafoni delle mamme che mi incrociavano ma non mi salutavano mai, della maestra che mi ha etichettato come “famiglia particolare”, della mia bambina sul portone della scuola che piange, perchè la maestra l’ha lasciata da sola andandosene e io sono arrivata in ritardo, era l’ultimo giorno di scuola, nessuna mamma le ha chiesto se aveva bisogno, nessuna bambina si è fermata a farle compagnia.
Per questo ho iscritto F. alla scuola del nostro quartiere, dove conosce la metà dei bambini e delle mamme, ha ripreso a parlare con i suoi coetanei, ha delle amichette nuove, ha iniziato il corso di chitarra, è una bambina felice, nella “favolosa Emilio Morosini”!

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