La ricotta
Posted on | novembre 7, 2009 | 16 Comments
Ieri avevo il frigo vuoto come la pancia dei miei tre, e per colmare questa mancanza sono andata al super vicino a casa.
Faccio il mio giro pensando alla mia succolenta cenetta, che quella sera includeva anche una bella fettona di ricotta di pecora freschissima, presa al bancone.
Dico all’inserviente cosa desidero e quanto,
lui spavaldo affonda la paletta nella ricotta budinosa,
e spadella la fetta in un vaschetta in rapporto microscopica, un pò cade fuori…!!!!!
Borbotto, lui si scusa e raccatta maldestramente con la paletta la mia ricotta,
poi la preme nella vaschetta microscopica di plastica la sigilla con l’etichetta,
apre un sacchetto e la butta dentro.
Me ne vado pensierosa.
Arrivo alla cassa, metto i miei acquisti sul rullo, tocca a me,
la cassiera sempra presa da frenesia da stacanovismo,
non faccio in tempo a mettere le cose nella borsa che devo pagare,
nel cercare gli spiccioli, lei mi guarda, sbuffa e a casaccio finisce di fare lei la mia borsa…
Non che io sia una metodica beninteso, ma almeno le uova e la mia ricotta freschissima di pecora già umiliata dentro la vaschetta microscopica di plastica poteva starci attenta!!!!
E in quel momento mi è tornata alla mente la mia zietta D.
Quella che aveva una bottega, pizzicagnola, drogheria, alimentari per i più moderni.
Lei la ricotta fresca del pastore, l’avrebbe rinvoltata nella carta oleata sottile, avrebbe fatto un bel pacchettino, da poterlo scambiare addirittura a Natale sotto l’albero, avrebbe gentilmente risposto e ringraziato a profusione,
La borsa la faceva lei ben ordinata e la passava dal bancone alle sue clienti.
Aveva una panchina fuori dal negozio, dove la gente poteva riposare e chiaccherare e poggiare le borse pesanti.
E salutava “Arrivederci Arduina a domani!”
E sì, perchè in un posto così il giorno dopo si tornava eccome!

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Comments
16 Responses to “La ricotta”
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novembre 7th, 2009 @ 21:58
Sono arrivata qui per caso e sono rimasta incantata: i tuoi disegni dono fantastici!
Per quanto riguarda i super, hai ragione: troppa fretta e spesso anche troppa maleducazione. A volte vado a comprare qualcosa dall’anziano salumiere della mia zona solo per vedermi servire con un sorriso!
Piacere di averti conosciuta, tornerò sicuramente
Gallinavecchia
novembre 8th, 2009 @ 12:30
C’ho passato la mia prima infanzia in quella Bottega. Non ne ricordo molto. Ho solo un’immagine di me, con un pezzo di grana padano in mano, sulla soglia di casa. La bottega ormai non c’è più, da anni ormai: c’è però sempre quel Ventilatore vecchio, rumoroso, secolare. Ogni volta che lo accendevo -quand’ero più piccolo- volavano tutte le piante della stanza, e la nonna un pò s’indispettiva. Quella stanza ancora oggi è pochissimo usata: c’è un freezer a pozzetto e la laurea di babbo sulla parete; una televisione vecchia, un paio di sedie, una panca con la lana per i golfini. Probabilmente è un cimelio, una meravigliosa teca in cui ancora vengono custodite le voci dei clienti che di lì son passati. Ma la porta, quella non c’è più. Ora c’è una finestra e la cosa la rende alquanto diversa…
novembre 8th, 2009 @ 21:37
Ciao,se ti/vi va di partecipare ho inaugurato sul mio blog uno scambio di natale/solstizio di inverno tra bloggers..!sarebbe bello se fossimo un po’ a partecipare!grazie
Daniela
novembre 9th, 2009 @ 14:00
E che dire della schiaccita con l’uva “in vetrina”?
La nostalgia è un sentimento buono, ma ci deve servire come bussola per orientarci nel presente e capire cosa prendere e cosa lasciare.
Io prendo la slow life, il centro pedonale, il pane cotto a legna (anche se costa il doppio).
E lascio le maxi-offerte, i carrelli pieni e la frutta dell’altro emisfero e tu?
novembre 9th, 2009 @ 14:01
Post scriptum: che bella la zia in questa illustrazione!
novembre 9th, 2009 @ 15:56
adorabile zia D e bello il suo negozio…(lo si capisce da come lo hi descritto) baci.
novembre 9th, 2009 @ 18:26
….la mescita del vino, i contenitori di vetro con dentro i legumi da comprare sfusi (altro che supermercati ecologici), il contenitore del baccala’ in bagno il venerdì, i vari commessi viaggiatori che si fermavano per vendere la loro merce e che venivano chiamati con molta naturalezza con il nome del marchio che rappresentavano (“Oh e’ arrivato Barilla” “Buongiorno Invernizzi, come va”)…
Grazie per il pezzettino di mondo che hai fissato in questo disegno.
Baci Chiara
novembre 9th, 2009 @ 22:54
concordo con qualcuno qua sopra. i tuoi disegni sono sempre eccezionali. ma anche le parole, sempre di più man mano che vai avanti a scrivere, secondo me!!
novembre 10th, 2009 @ 09:38
@gallinavecchia
piacere di aver conosciuto te e poter così leggere il tuo blog!
@charlie hai visto che ti ho messo nei miei link preferiti?
Speravo che tu scrivessi qualcosa in questo post
è bello sapere di avere dei ricordi in comune di sentirsi uniti anche a grande distanza.
@daniela B.
Grazie!
@Ziatibba anche questo è un bel racconto per i bambini prima della nanna vero?Io mi tengo il grande affetto che le persone mi hanno lasciato e che provo ancora per tutti voi.
@mammina il negozio della zia è un bel ricordo ma la zia è davvero eccezionale!
@chiararoma grazie a te di aver aggiunto un particolare divertente che non avevo scritto!
@Bstevens
Grazie!!!
Scritto da una super scrittrice come te è davvero un bellissimo complimento!
@
novembre 10th, 2009 @ 13:50
fantastica la zia!!!! e comunque w il mercato, che il supermercato non lo sopporto proprio
novembre 10th, 2009 @ 21:57
Ce ne fossero di negozi così….
novembre 12th, 2009 @ 21:26
povera… spero che la ricotta sia comunque sopravvissuta! Un’altra cosa che non sopporto dei super è quando le cassiere spettegolano fra loro dei problemi sul lavoro… Lo trovo sempre un po’ imbarazzante!
novembre 14th, 2009 @ 16:40
quando succedono a me situazioni del genere me ne esco sempre mortificata. non ammetto la maleducazione, e non capisco come si possa fare un lavoro a contatto con le persone e non regalare nemmeno un pizzico di gentilezza.
novembre 16th, 2009 @ 11:30
anch’io quando finisco in queste situazioni, finisco sempre col tornare a casa sempre scocciata, a volte additittura non sono neanche i dipendenti del super a farmi arrabbiare ma i clienti come me, che pensano che fare i prepotenti sia la cosa più naturale del mondo:(((
e allora capita ogni tanto che c’è qualcuno che ti ruba il posto in fila o che per non dover chiedere “permesso” per passare , ti tira il cestino della spesa negli stinchi o addirittura in testa:( e poi ti guarda male come a dire che te la sei cercata:( ma insomma, mi pare che non la buona educazione, ma le basi stesse della convivenza sociale, quelle minime, stiano andando a farsi friggere:(((
novembre 17th, 2009 @ 09:27
Da moglie di produttore di ricotta, non posso che concordare
Noto comunque che sempre più spesso le persone intorno a me non sopportano più i super e cercano di evitarli in tutti i modi.
Io, che ho la fortuna di poter comprare direttamente in azienda latticini, cereali e farine e carne, non ho fatto altro che abbonarmi alla biocesta (merito di Isafragola) e andare ogni morte di papa al Naturasì a fare scorta di pasta.
Ed è tutta un’altra vita!
novembre 28th, 2009 @ 05:47
MA CHE BEI DISEGNI!!!
complimenti, davvero.
E, a proposito del negozietto della zia: conosci il movimento delle città di transizione?
Anna